Si estende per circa 125.000 metri quadrati, nel paesaggio collinare dei primi contrafforti delle Prealpi orobiche, nell'Alta Brianza.
Nel parco della Villa, in origine destinato per circa i due terzi a coltivo (frumento, granoturco, segale, vite e gelso, che alimentavano la filanda d'Imbersago per la produzione della seta)
ed a prato stabile (da cui si ricavava il fieno per l'allevamento bovino e per i cavalli), erano piantati diversi alberi da frutta, soprattutto peri e persici ed esisteva anche una apposita serra per gli agrumi.
Verso la fine del 1800 ai coloni, che pagavano una quota fissa di cereali, dividendo a metà col padrone i frutti del soprasuolo, uva e gelsi ed erano inoltre tenuti al pagamento del fitto della casa, alla prestazione di appendizi e di giornate gratuite di lavoro, vennero offerti in permuta per la coltivazione terreni esterni alla proprietá cintata; questa venne quindi trasformata in un parco all'inglese da Ercolina Erba Castelbarco, venne valorizzata con la messa a dimora di essenze nobili e latifoglie autoctone, e nella parte abitativa, da abbellimenti architettonico strutturali.
Cosí si presenta oggi a disposizione degli ospiti che la eleggono a luogo adatto per ricevimenti e cerimonie.
Il Parco, dove può riposare l'occhio e lo spirito, è un'oasi naturale per uccelli ed altre specie d'animali, poiché, al suo interno è proibita la caccia.





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